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Villa Molin

Quella dei Molin era una nobile famiglia veneziana che diede alla Serenissima molti uomini illustri, saggi e valorosi nella politica e nelle armi, e alla gerarchia ecclesiastica diversi virtuosi prelati.

La famiglia possedeva, tra gli altri, anche dei terreni nella località padovana denominata Mandria, toponimo antico e molto comune nel Veneto che deriva da animali od oggetti ed azioni ad essi pertinenti indicando, di preciso, un luogo recintato per bovini allevati allo stato brado.

La villa sorge su quei cinquantadue campi fra la Mandria ed Abano Terme che la vedova di Vincenzo Molin, Donna Elena, segna nell' elenco dei beni di famiglia nel 1582. La volontà di erigere, verso la fine del XVI secolo, una dimora degna del proprio rango fu dell' Ambasciatore Nicolò Molin, uomo di mente vasta e acuto d' ingegno, che ne assegnò la progettazione all' architetto Vincenzo Scamozzi che, dopo la morte di Palladio, primeggiava nel Veneto.

Alla fine del Cinquecento erano innumerevoli le ville che si ergevano nella campagna veneta; le ricche famiglie della nobiltà veneziana, gareggiando tra loro, avevano commissionato ai geniali architetti dell' epoca la costruzione delle loro dimore estive. Lasciando temporaneamente i palazzi di Venezia, le famiglie patrizie si trasferivano in incantevoli ed armoniosi edifici allietati da fantasiosi cicli di affreschi e circondati da giardini simmetrici, vasti prati e frutteti.

Una volta che lo Scamozzi ebbe consegnato i disegni al committente Nicolò Molin, nel 1597, i lavori presero rapidamente avvio e furono completati in breve volgere di tempo; ma Vincenzo Molin non potè godere a lungo della villa perchè la morte lo colse all' improvviso la sera del 9 maggio 1608.

Sette anni dopo, i fratelli del defunto vendettero la villa che fu acquistata dal conte Pio Capodilista per diritto di confini. Ereditata dal figlio Annibale, che morì senza eredi maschi, la villa fu poi assegnata ai conti Naimiero e Pio Conti, figli di Sigismonda, sorella di Annibale.

Nel 1768 la famiglia Conti si estinse e l' esecutore testamentario e commissario dei beni della famiglia, Zuanne Belli, vendette la villa alla nobildonna Caterina Sagredo Barbarigo.

Nel 1772 l'edificio tornò di proprietà della famiglia Capodilista ad opera del conte Antonio; l'avvenimento venne seguito da un radicale restauro degli ambienti interni di cui sono testimonianza le bellissime decorazioni a stucco che ornano le stanze più piccole. Beatrice Capodilista, ultima discendente della casata, sposò nel 1783 Leonardo Emo e, alla morte, lasciò la villa alla figlia, Paolina Drusilla che, nel 1812 aveva sposato Vettor Pisani Moretta. In seguito alla divisione delle proprietà dei Pisani, villa Molin venne acquistata dalla famiglia Vanni; da questo momento, passando per varie proprietà, l' edificio subì un graduale decadimento fino ad essere adibito a conceria.

Dall'indecorosa destinazione lo tolse il marchese Michele Dondi dell' Orologio che rimise la villa in condizioni di abitabilità.

Durante la Prima Guerra Mondiale villa Molin fu sede di alti comandi militari ed in essa furono studiati i piani dell' Armistizio firmato il 3 novembre 1918 presso villa Giusti.

Nel 1955 venne acquistata dall' industriale Igino Kofler che la fece ritornare, con larghezza di vedute e lunghi e dispendiosi lavori, all'originaria bellezza.
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